La camera LVI SmartGuider è la soluzione pensata ad hoc per chi si vuole divertire a riprendere gli oggetti del cielo profondo con una fotocamera digitale (DSLR) o a pellicola tradizionale e non vuole tribolare con lunghe ed estenuanti procedure per far funzionare il sistema di autoguida e magari preferisce anche fare a meno di computer portatili da dedicare solo a questi sistemi. Non a caso i cieli più scuri e trasparenti si trovano normalmente molto lontani dalla comodità dei centri abitati e quindi difficilmente raggiungibili e dalla rete domestica a 220V e spesso pure dalle automobili. In tali circostanze, le lunghissime pose che si possono realizzare sotto un ottimo cielo necessitano come non mai di un’autoguida assolutamente precisa e affidabile che richieda la minor attrezzatura e i minori consumi possibili.
I fantastici cieli che si possono ammirare da rifugi sperduti su Alpi e Appennini, ma anche da isole tropicali in mezzo all’oceano e raggiungibili solo in aereo potranno essere più facilmente sfruttati se lo stretto necessario viene ridotto alla sola montatura alimentata da una semplice batteria a 12V su cui piazzare teleobiettivi o piccoli telescopi.
Chi invece usa camere CCD e non possiede una camera SBIG con doppio sensore per la guida - ma talvolta anche gli stessi possessori di tali camere che intendono fotografare comete, asteroidi oppure utilizzare filtri a banda molto stretta quali Ha, SII, OIII - ha l’esigenza di effettuare l’autoguida mediante un ottica ausiliaria da montare in parallelo allo strumento principale. Se, come spesso accade, in aggiunta alla camera CCD il PC deve gestire anche una seconda camera per l’autoguida, il focheggiatore e la ruota porta-filtri motorizzati, allora il sistema operativo potrebbe diventare instabile e quindi il rischio di un blocco diverrebbe alquanto probabile.
La camera LVI SmartGuider risparmia di fatto una periferica e altre preziose risorse che possono essere così tenute libere per scongiurare il rischio di un blocco del sistema operativo. E, non ultimo, si risparmia l’acquisto di un secondo PC per scongiurare questa terribile evenienza…
La notevole sensibilità del sensore impiegato rende talvolta superflui i supporti micrometrici per decentrare il telescopio guida. In molti casi, proprio queste soluzioni meccaniche spesso sottodimensionate o mal progettate sono alla base di spostamenti relativi tra il telescopio guida e l’ottica di ripresa durante le pose creando inevitabili mossi. Se invece ambo le ottiche sono perfettamente fissate sulla piastra della montatura tramite i loro attacchi a coda di rondine, questo rischio diventa praticamente nullo.
Già con un’ottica da 80mm di apertura è possibile arrivare alla nona magnitudo stellare con appena 1 secondo di posa, la decima con 2 secondi.